Permettetemi di esprimere una qualche perplessità su quanto letto or ora.
I pellegrinaggi, di qualsivoglia ispirazione religiosa, hanno il grande ed incontrovertibile potere di avvicinare ulteriormente i fedeli alle credenze già conosciute. Ci sono persone che, durante le visite ai posti Sacri, cadono preda di manifestazioni mistiche. Alcuni parlano di veri e propri miracoli. Più prosaicamente direi che si tratta della più logica ed accettabile suggestione singola o di massa che dir si voglia.
Appare però difficile credere che il pellegrinaggio in sé possa cambiare radicalmente il pensiero di un'intera popolazione, sostanzialmente indifferente tanto alla presenza dei Talebani ai confini con l'Afghanistan, quanto agli accadimenti in svolgimento d'opera poco distante dai loro più seri guai quotidiani. Non ha pregio, in questo contesto, ricordare l'atteggiamento ondivago del governo locale, che oggi si comporta come le Tre scimmiette (non vede, non sente e non parla quanto a Talebani) e domani utilizza i servizi segreti (ISI, colmi di "deviati") in appoggio alle iniziative americane ed occidentali.
Non ha grande pregio nemmeno la parzialità della ricerca. I praticanti di religione islamica, pur con le dovute distinzioni da area ad area, seguono dettami millenari, custodiscono tradizioni e riti che in Occidente vengono visti quasi con tenerezza, mentre sarebbe buona cosa lasciar cadere diffidenze e non meglio precisato spirito di superiorità a favore di una comprensione migliore e più profonda, così da conquistare i musulmani moderati, isolando gli estremisti (risulta che Al Quaeda abbia serie difficoltà nel reclutamento di nuovi attentatori suicidi) ed insegnando, senza imporlo, un migliore standar di vita per le donne, sempre più sottomesse ad un sistema maschilista e retrogrado, dove la donna in sè é considerata "impura" sin dalla nascita. Ci sarebbe molto di cui disquisire anche su questo aspetto oscuro dell'Islam, ma non appare essere questo il giusto contesto.
In conclusione, dunque, i ricercatori della prestigiosa università di Harvard commentano, come da loro stessi ammesso, dei dati troppo parziali per fornire indicazioni certe. Ed é altrettanto doveroso rimarcare quanto da me scritto in apertura, quando ho trattato il trasporto emotivo che un pellegrinaggio può suscitare nell'animo delle persone. Continuo a ritenere congruo un atteggiamento di moderata diffidenza, pur non rinunciando al doveroso dialogo interreligioso e ad uno scambio di pensieri che vada oltre la divisione dettata dalla religione.
Spiace scadere in un freddo cinismo, ma la realtà continua a mostrare i soliti, incontrovertibili, punti di contatto con la Storia: ovunque ci siano integralismi religiosi, c'é e ci sarà sempre una guerra in corso. Crociate prima, Guerra al Terrore oggi e domani chissà.
NOBIS ! ! !