Storia e Politica

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Mussolini e la presa popolare del fascismo
view post Posted on 31/7/2009, 12:58Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/9/2009, 14:41


solo quelli che hanno vissuto in prima persona il fascismo e la guerra può giudicare dettagliatamente. Chi ha la fortuna di avere ancora in vita parenti che hanno vissuto quel periodo consiglio loro di sfruttarli al massimo.

PD, RIFONDAZIONE, SINISTRA E LIBERTA', ALTRI PARTITI COMUNISTI E DI SINISTRA INDAGATI PER FAVOREGGIAMENTO E FALSO IN BILANCIO!
30 Luglio 2009

 
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view post Posted on 3/8/2009, 09:08Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 17:31


CITAZIONE (Oskar @ 29/4/2009, 12:24)
Per salvare Mussolini, in Italia non fu sparato un solo colpo di fucile, nemmeno dalla milizia fascista. Non una voce si levò in sua difesa. A nessuno sembrò importare il modo umiliante con cui era stato liquidato: l' essere stato scacciato dalla presenza del re e spedito in carcere in una ambulanza. Al contrario: la sua caduta suscitò un giubilo generale. E anche il fascismo crollò non meno facilmente del suo fondatore." (William L. Shirer, "Storia del Terzo Reich").

Questo a livello generale di popolazione è un dato di fatto , che Shirer grande giornalista e scrittore americano ha sinteticamente ben descritto.



CITAZIONE (Oskar @ 29/4/2009, 12:24)
<i>"Mussolini cadde nel fatale errore di voler trasformare in una grande potenza guerriera e imperiale un paese che mancava delle risorse industriali necessarie per questo scopo e il cui popolo, a differenza dei tedeschi, era troppo civilizzato, troppo smaliziato, troppo realista per lasciarsi sedurre da tali vuote ambizioni. In fondo, il popolo italiano, a differenza dei tedeschi, non aveva mai accettato il fascismo. Lo aveva semplicemente sopportato, sapendo che esso rappresentava una fase transitoria. Di ciò Mussolini, verso la fine, sembra che se ne rendesse conto. (...)
(William L. Shirer, "Storia del Terzo Reich")

Sugli italiani e il fascismo è stato scritto tanto. Questa è una possibile interpretazione secondo mè molto vicina alla realtà dell'epoca e in generale alla realtà italiana degli ultimi secoli.

Il popolo italiano in generale è sempre quel "volgo disperso che nome non ha" che dipinge magnificamente il Manzoni nell'Adelchi.

E quale proverbio rende meglio il discorso che il classico adagio siciliano "Calati juncu ca passa la china" che rappresenta una sorta di invito a saper sopportare e ad aspettare tempi migliori?

Ovviamente poi anche in questi frangenti , intendiamoci , il pragmatismo regna sovrano ... "Francia o Spagna purchè se magna" :)

Ovviamente IMHO

P.S.
Io continuo a consigliare sull'argomento il piccolo sostanzioso ed esplicativo "marcia su roma e dintorni" di Emilio Lussu.
;)

War is an ugly thing, but not the ugliest of things. The decayed and degraded state of moral and patriotic feeling which thinks that nothing is worth war is much worse. The person who has nothing for which he is willing to fight, nothing which is more important than his own personal safety, is a miserable creature and has no chance of being free unless made and kept so by the exertions of better men than himself.

John Stuart Mill
English economist & philosopher (1806 - 1873)

 
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view post Posted on 3/8/2009, 17:48Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 22:22


Io credo che la migliore formula per definire e sintetizzare il rapporto fra italiani e regime sia "consensi ampi e superficiali"; i fascisti veramente convinti erano una minoranza, ma la stragrande maggioranza il regime lo ha accettato (sopportato? ci può stare) fino alle sconfitte del 1942-43. Sull'analisi di Shirer, è vero che il 25 luglio "non una voce si levò in sua difesa. A nessuno sembrò importare il modo umiliante con cui era stato liquidato [...] Al contrario: la sua caduta suscitò un giubilo generale", ma basarsi su questo per dire che il fascismo non godeva di grandi consensi mi sembra un'analisi errata, che proietta su tutto il Ventennio la sconfitta del '42-'43; in un certo senso una versione assolutoria nei confronti degli italiani, che come vedete era corrente anche fra gli stranieri che amavano l'Italia e si chiedevano come un popolo intelligente e progredito potesse avere sopportato e supportato per vent'anni un megalomane e il suo regime aggressivo e buffonesco.

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CITAZIONE (segretario_90 @ 3/8/2009, 18:48)
si chiedevano come un popolo intelligente e progredito potesse avere sopportato e supportato per vent'anni un megalomane e il suo regime aggressivo e buffonesco.

Al posto di buffonesco io metterei pittoresco :) ma d'altrocanto chi non lo era all'epoca guardandoli con occhi dei giorni nostri?
Poi il fascismo ostacolava i suoi oppositori, lì si manifestava in maggior modo il suo lato peggiore (guerra civile ed olocausto a parte); gli apolitici i poco interessati o poco istruiti non credo avessero tutto questo astio o sopportazione verso il regime... Parlando per mia passione con i "reduci" sono ben pochi quelli che mi forniscono di testimonianze contrarie al Duce, adirittura mi dicono o mi dicevano che erano contenti di molte iniziative del regime, sto parlando ovviamente di contadini ed operai di umili origini verso i quali sono stati presi ottimi provvedimenti.

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view post Posted on 18/10/2009, 00:31Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 22:22


Beh bisogna anche dire che ampi strati popolari erano ostili al fascismo (ciò non toglie che il regime faceva politiche a favore del popolo) e che in generale gli italiani erano ben poco propensi a seguire il Duce nelle sue avventure guerresche, a meno che non fossero brevi e facili (come quella in Abissinia); per cui secondo me la fascistizzazione d'Italia è sempre stata superficiale e precaria (e lo stesso Mussolini se ne lamentava, dicendo che per modellare gli italiani gli ci sarebbero voluti venti secoli)

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Andrea Morelli, studioso ma mai sostenitore del nazismo.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 20:51


Condivido l'analisi di segretario e anche questo suo ultimo intervento.
Aggiungo solo che penso che vada anche notato che il consenso verso la guerra in Abissinia da parte del popolo italiano, che all'inizio e alla fine ci fu, nel corso dei mesi di guerra scemò decisamente, a ulteriore conferma della tesi di segretario sulla superficialità del consenso al regime.
Sottolineo comunque anche la a mio avviso corretta sottolineatura di come una visione dei fatti eccessivamente sbilanciata su questi aspetti rischi di diventare ingiustamente assolutoria, sia da parte nostra che da quella degli osservatori esteri della storia italiana.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/1/2010, 01:32


CITAZIONE (Oskar @ 19/10/2009, 12:04)
Condivido l'analisi di segretario e anche questo suo ultimo intervento.
Aggiungo solo che penso che vada anche notato che il consenso verso la guerra in Abissinia da parte del popolo italiano, che all'inizio e alla fine ci fu, nel corso dei mesi di guerra scemò decisamente, a ulteriore conferma della tesi di segretario sulla superficialità del consenso al regime.
Sottolineo comunque anche la a mio avviso corretta sottolineatura di come una visione dei fatti eccessivamente sbilanciata su questi aspetti rischi di diventare ingiustamente assolutoria, sia da parte nostra che da quella degli osservatori esteri della storia italiana.

Andrea il consenso durante la guerra etiopica fu sempre molto alto. Anzi è all'inizio che presso l'opinione pubblica ci furono i maggiori timori che una entrata in guerra significasse rompere con le potenze occidentale. Poi l'andamento favorevole del conflitto e le sanzioni della Società delle Nazioni provocarono lo stringersi dell'opinione pubblica attorno a Mussolini e l'incremento dell'ondata nazionalista.

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Ogni parola che non conosci è una pedata nel sedere in più che avrai nella vita (DON MILANI)

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Andrea Morelli, studioso ma mai sostenitore del nazismo.

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CITAZIONE (lupog @ 19/10/2009, 13:05)
CITAZIONE (Oskar @ 19/10/2009, 12:04)
Condivido l'analisi di segretario e anche questo suo ultimo intervento.
Aggiungo solo che penso che vada anche notato che il consenso verso la guerra in Abissinia da parte del popolo italiano, che all'inizio e alla fine ci fu, nel corso dei mesi di guerra scemò decisamente, a ulteriore conferma della tesi di segretario sulla superficialità del consenso al regime.
Sottolineo comunque anche la a mio avviso corretta sottolineatura di come una visione dei fatti eccessivamente sbilanciata su questi aspetti rischi di diventare ingiustamente assolutoria, sia da parte nostra che da quella degli osservatori esteri della storia italiana.

Andrea il consenso durante la guerra etiopica fu sempre molto alto. Anzi è all'inizio che presso l'opinione pubblica ci furono i maggiori timori che una entrata in guerra significasse rompere con le potenze occidentale. Poi l'andamento favorevole del conflitto e le sanzioni della Società delle Nazioni provocarono lo stringersi dell'opinione pubblica attorno a Mussolini e l'incremento dell'ondata nazionalista.

In questo ambito non pretendo di saperne quanto te, ma ricordo di aver visto un documentario in cui si sostenevano queste tesi, ricondotte a Renzo De Felice. Inoltre quanto da me riportato era sostenuto dalla mia eccellente insegnante liceale.
Un link che richiama al documentario di cui parlavo: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=515

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pape satan pape satan aleppe

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/1/2010, 01:32


CITAZIONE (Oskar @ 19/10/2009, 15:01)
CITAZIONE (lupog @ 19/10/2009, 13:05)
Andrea il consenso durante la guerra etiopica fu sempre molto alto. Anzi è all'inizio che presso l'opinione pubblica ci furono i maggiori timori che una entrata in guerra significasse rompere con le potenze occidentale. Poi l'andamento favorevole del conflitto e le sanzioni della Società delle Nazioni provocarono lo stringersi dell'opinione pubblica attorno a Mussolini e l'incremento dell'ondata nazionalista.

In questo ambito non pretendo di saperne quanto te, ma ricordo di aver visto un documentario in cui si sostenevano queste tesi, ricondotte a Renzo De Felice. Inoltre quanto da me riportato era sostenuto dalla mia eccellente insegnante liceale.
Un link che richiama al documentario di cui parlavo: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=515

grazie Andrea del link: conosco il documentario e devo dire che quelli de "la Storia siamo noi" sono solitamente fatti molto bene. E anche quello è molto interessante però stavolta su quel particolare di De Felice sono in errore.
Fortunatamente ora sono a pranzo a casa e quindi posso riportarti il passo in cui De Felice riporta un giudizio inequivocabile sul consenso al fascismo durante la guerra in Etiopia


Gli ultimi mesi del ’35 e la prima metà del ’36 videro il popolo italiano stretto attorno a Mussolini e al regime come non mai, in una sorta di esaltazione e di entusiasmo collettivi, crescenti via via che le vittorie militari e le difficoltà nelle quali si dibattevano la Società delle Nazioni e i governi di Londra e di Parigi davano esca all’esaltazione patriottica e all’orgoglio nazionale. Come si è già accennato, nei primi mesi del ’35 le reazioni dell’opinione pubblica furono però diverse (....) Molti furono però anche coloro, persino tra i fascisti, che in quei (primi)mesi guardarono all’avvenire con preoccupazione e con timore, tutt’altro che convinti che fosse proprio tanto importante conquistarsi un impero, specie in un momento economicamente cosí poco favorevole e soprattutto col rischio di gravi e forse drammatiche ripercussioni sui rapporti internazionali (...)
Fattori decisivi nel determinare il passaggio (con un processo di tipo liberatorio) da questo stato d’animo di preoccupazione e di timore a quello di entusiasmo patriottico e di esaltazione nazionalistica che caratterizzò gli ultimi mesi del ’35 e tutta la prima metà del ’36 furono – lo si è detto – la constatazione che il pericolo di uno scontro diretto con l’Inghilterra si allontanava e scompariva e le vittorie militari sugli etiopici.


( da R. De Felice, Mussolini il duce, gli anni del consenso 1929-36)

Edited by lupog - 19/10/2009, 15:41

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Andrea Morelli, studioso ma mai sostenitore del nazismo.

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CITAZIONE (lupog @ 19/10/2009, 15:16)
CITAZIONE (Oskar @ 19/10/2009, 15:01)
In questo ambito non pretendo di saperne quanto te, ma ricordo di aver visto un documentario in cui si sostenevano queste tesi, ricondotte a Renzo De Felice. Inoltre quanto da me riportato era sostenuto dalla mia eccellente insegnante liceale.
Un link che richiama al documentario di cui parlavo: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=515

grazie Andrea del link: conosco il documentario e devo dire che quelli de "la Storia siamo noi" sono solitamente fatti molto bene. E anche quello è molto interessante però stavolta su quel particolare di De Felice sono in errore.
Fortunatamente ora sono a pranzo a casa e quindi posso riportarti il passo in cui De Felice riporta un giudizio inequivocabile sul consenso al fascismo durante la guerra in Etiopia


Gli ultimi mesi del ’35 e la prima metà del ’36 videro il popolo italiano stretto attorno a Mussolini e al regime come non mai, in una sorta di esaltazione e di entusiasmo collettivi, crescenti via via che le vittorie militari e le difficoltà nelle quali si dibattevano la Società delle Nazioni e i governi di Londra e di Parigi davano esca all’esaltazione patriottica e all’orgoglio nazionale. Come si è già accennato, nei primi mesi del ’35 le reazioni dell’opinione pubblica furono però diverse (....) Molti furono però anche coloro, persino tra i fascisti, che in quei (primi)mesi guardarono all’avvenire con preoccupazione e con timore, tutt’altro che convinti che fosse proprio tanto importante conquistarsi un impero, specie in un momento economicamente cosí poco favorevole e soprattutto col rischio di gravi e forse drammatiche ripercussioni sui rapporti internazionali (...)
Fattori decisivi nel determinare il passaggio (con un processo di tipo liberatorio) da questo stato d’animo di preoccupazione e di timore a quello di entusiasmo patriottico e di esaltazione nazionalistica che caratterizzò gli ultimi mesi del ’35 e tutta la prima metà del ’36 furono – lo si è detto – la constatazione che il pericolo di uno scontro diretto con l’Inghilterra si allontanava e scompariva e le vittorie militari sugli etiopici.


( da R. De Felice, Mussolini il duce, gli anni del consenso 1929-36)

Prendo atto di aver accettato un po' acriticamente una tesi di uno storico presentatami da una fonte indiretta, in questo caso un documentario.
In particolare, come descritto anche nel pezzo linkato, avevo preso per buono che la tesi di De Felice fosse che il consenso alla guerra in Etiopia da parte del popolo italiano non fosse durato che poche settimane, invece appare evidente che le sue parole più che ad un generico consenso verso la guerra del regime in sé, si riferiscono ai timori che giravano in Italia di un conflitto europeo.

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CITAZIONE (_SmokY_ @ 4/8/2009, 11:27)
CITAZIONE (segretario_90 @ 3/8/2009, 18:48)
si chiedevano come un popolo intelligente e progredito potesse avere sopportato e supportato per vent'anni un megalomane e il suo regime aggressivo e buffonesco.

Al posto di buffonesco io metterei pittoresco :) ma d'altrocanto chi non lo era all'epoca guardandoli con occhi dei giorni nostri?
Poi il fascismo ostacolava i suoi oppositori, lì si manifestava in maggior modo il suo lato peggiore (guerra civile ed olocausto a parte); gli apolitici i poco interessati o poco istruiti non credo avessero tutto questo astio o sopportazione verso il regime... Parlando per mia passione con i "reduci" sono ben pochi quelli che mi forniscono di testimonianze contrarie al Duce, adirittura mi dicono o mi dicevano che erano contenti di molte iniziative del regime, sto parlando ovviamente di contadini ed operai di umili origini verso i quali sono stati presi ottimi provvedimenti.

vero...io ho "intervistato" parecchi anziani, e mi hanno detto le stesse cose...
Parlano di un Mussolini molto severo, ma giusto, che ha stabilito tranquillità...
Diciamo che a questa gente si teneva nascosto tutto ciò che realmente avveniva...
Prendete una cittadina piccolina del Sud, dove non c'erano ancora servizi igienici, dove vivevano con materassi di paglia, dove le fogne era del medioevo, ecc...i cittadini venivano escluso dalla "realtà" e vedevano le cose in base a cose sentivano raccontare.
Una mia nonna ricordava il trasporto in ambulanza di Mussolini e del tradimento del genero...ma del tutto "revisionato" in base alla realtà.

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CITAZIONE (skajd @ 21/10/2009, 14:30)
CITAZIONE (_SmokY_ @ 4/8/2009, 11:27)
Al posto di buffonesco io metterei pittoresco :) ma d'altrocanto chi non lo era all'epoca guardandoli con occhi dei giorni nostri?
Poi il fascismo ostacolava i suoi oppositori, lì si manifestava in maggior modo il suo lato peggiore (guerra civile ed olocausto a parte); gli apolitici i poco interessati o poco istruiti non credo avessero tutto questo astio o sopportazione verso il regime... Parlando per mia passione con i "reduci" sono ben pochi quelli che mi forniscono di testimonianze contrarie al Duce, adirittura mi dicono o mi dicevano che erano contenti di molte iniziative del regime, sto parlando ovviamente di contadini ed operai di umili origini verso i quali sono stati presi ottimi provvedimenti.

vero...io ho "intervistato" parecchi anziani, e mi hanno detto le stesse cose...
Parlano di un Mussolini molto severo, ma giusto, che ha stabilito tranquillità...
Diciamo che a questa gente si teneva nascosto tutto ciò che realmente avveniva...
Prendete una cittadina piccolina del Sud, dove non c'erano ancora servizi igienici, dove vivevano con materassi di paglia, dove le fogne era del medioevo, ecc...i cittadini venivano escluso dalla "realtà" e vedevano le cose in base a cose sentivano raccontare.
Una mia nonna ricordava il trasporto in ambulanza di Mussolini e del tradimento del genero...ma del tutto "revisionato" in base alla realtà.

A proposito di fognature... mi si raccontava che durante gli anni 50 quando si decise di portare l'acqua dentro le case, durante le riunioni di paese, dove prendevano parte tutti i capi famiglia, moltissimi protestavano e sostenevano che portare l'acqua dentro le case avrebbe causato allagamenti e disagi...
Le fognatura non esistevano nei piccoli paese... il Wc era una tavola in mezzo al prato ^_^


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CITAZIONE (_SmokY_ @ 21/10/2009, 14:33)
CITAZIONE (skajd @ 21/10/2009, 14:30)
vero...io ho "intervistato" parecchi anziani, e mi hanno detto le stesse cose...
Parlano di un Mussolini molto severo, ma giusto, che ha stabilito tranquillità...
Diciamo che a questa gente si teneva nascosto tutto ciò che realmente avveniva...
Prendete una cittadina piccolina del Sud, dove non c'erano ancora servizi igienici, dove vivevano con materassi di paglia, dove le fogne era del medioevo, ecc...i cittadini venivano escluso dalla "realtà" e vedevano le cose in base a cose sentivano raccontare.
Una mia nonna ricordava il trasporto in ambulanza di Mussolini e del tradimento del genero...ma del tutto "revisionato" in base alla realtà.

A proposito di fognature... mi si raccontava che durante gli anni 50 quando si decise di portare l'acqua dentro le case, durante le riunioni di paese, dove prendevano parte tutti i capi famiglia, moltissimi protestavano e sostenevano che portare l'acqua dentro le case avrebbe causato allagamenti e disagi...
Le fognatura non esistevano nei piccoli paese... il Wc era una tavola in mezzo al prato ^_^

In effetti, non vedevano di buon occhio avere l'acqua in casa...^^ :P
Il Wc era posto in mezzo al prato...ma chi ce lo aveva il prato...
A Matera per esempio si viveva nei Sassi, quei rioni che tutti adesso visitano e che apprezzano a livello turistico e culturale...ma in quegli anni, fino agli ultimi anni '60 erano la vergogna dell'Italia.
De gasperi e Togliatti rimasero scioccati per come vivevano i materani...e furono proprio loro a definirli e giustamente una vergogna!
pARLANDO DEL wc, a Matera non poteva stare in mezzo al prato, perchè le case erano sprovviste...allora tenevano un vaso, che chiamavano in dialetto" U quandr" e dove in casa, dietro una tenda, facevano i loro bisogni. E SOLO quando questo vaso era pieno lo si andava a buttare a notte fonda o all'alba, in quanto le donne si vergognavano di portare in giro i bisognini della famiglia.
Tutto ciò lo ha vissuto anche mia madre, che non è poi tanto vecchia eh :D
Questo per dire che il sud stava messo molto male, soprattutto Matera e dintorni, e solo grazie a De Gasperi i materani potettero iniziare a vivere come uomini e non come animali!

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